6 Nazioni: Italia non si desta, sprofonda. Inghilterra brinda

40-9 il risultato che segna la disfatta azzurra. Ora bisogna pensare alla Scozia per evitare l’ennesimo cucchiaio di legno.

L’illusione che la volta sia finalmente quella buona. Che la partita con la Francia non fosse solamente una meteora, ma un segnale tangibile di una crescita lungamente auspicata. E invece no.

Rbs Sei Nazioni 2016, round 2, Roma, Stadio Olimpico 14/02/2016, Italia v Inghilterra,
La carica degli Azzurri che intonano l’Inno di Mameli prima della partita contro l’Inghilterra.

Tempismo: questione (forse) di punti di vista

Che gli inglesi partissero avanti, ahinoi, era risaputo. Per chi di voi ieri fosse stato allo Stadio Olimpico, sarà parsa evidente l’incidenza del tifo inglese sulle performance dei nostri avversari. Ogni volta che il pallone transitava tra le mani di una casacca bianca, gli spalti parevano letteralmente infiammarsi, con gli ospiti ad ingranare una marcia in più.

Premessa: nel prepartita sono stati organizzati numerosi interventi dei nostri corpi armati, come il brano suonato dalla Banda della Marina militare e il passaggio dell’elicottero dell’esercito. Ancora prima, erano state annunciate le due formazioni, accompagnati dai boati della folla.

Tutto questo è accaduto quando i giocatori erano ormai rientrati nello spogliatoio.  La domanda che sorge spontanea, alla luce di quello che poi è stato l’epilogo della partita, è: non è il caso di provare a caricare maggiormente i nostri giocatori, dando spazio a queste manifestazioni durante il loro riscaldamento? Non credete anche voi che un ragazzo, magari esordiente, possa trarre conforto e spinta dal calore del pubblico che incita il suo nome? Così, tanto per dire. Forse Sarto e Bellini non avrebbero sbagliato quel passaggio, che ha poi regalato la meta a Joseph. Magari avrebbero avuto un po’ più di fiducia, sarebbero stati un po’ più confidenti.

Un’altra nota un po’ stonata nel pomeriggio romano è parso il riscaldamento dei nostri: per gli inglesi tanto lavoro con l’ovale, qualche passaggio, qualche calcio, poco più. Gli azzurri si sono scaldati a mo’ di Marines: placcaggi al sacco, spinte contro i compagni, piegamenti, addominali. Ci è parso un po’ eccessivo tutto questo: stancarsi in quel modo quando si deve affrontare un avversario di livello, non è una grande strategia. Se non si ha il fiato per correre la maratona, probabilmente è meglio evitare di scaldarsi correndo i 100 metri. Opinione personale, per carità.

Primo tempo: un miraggio nel deserto, ma che brucia quanto un’insolazione

Rbs Sei Nazioni 2016, round 2, Roma, Stadio Olimpico 14/02/2016, Italia v Inghilterra, George Biagi vince touche.
George Biagi che vince una touche, sorretto da Sergio Parisse.

La partenza dell’Italia ci ha fatto davvero battere il cuore. Subito aggressivi, ci prova Bellini, che rincorre un lancio al piede, purtroppo finito lungo. Si fa valere Campagnaro, a nostro avviso il migliore in campo dell’Italia, per la determinazione e la cattiveria delle sue progressioni: a tratti ha letteralmente spaccato la difesa della Regina.

Tutto quest’impeto si è anche concretizzato, grazie ai piedi della nostra apertura 22enne, Carlo Canna. I primi tre punti vengono aggiunti sotto al nostro nome nel tabellino. Sull’azione di rimessa, commettiamo infrazione e Farrell pareggia sempre su punizione.

Il valzer dal dischetto prosegue, prima con Ford e poi col pareggio momentaneo di Canna. Ne sbaglia uno Garcia dalla distanza, dopodiché inizia il declino azzurro: Ford ci scappa sulla sinistra e segna la prima meta dell’Inghilterra. La prima frazione si chiude sull’11-9.

La debacle: l’inizio della fine

Al minuto cinquanta avviene la frattura decisiva: pasticcio tra Bellini e Sarto, con Jonathan Joseph che è letale nell’intecetto prima e nel marcare in mezzo ai pali poi.

Per la nostra squadra il tracollo è tutto psicologico: gli inglesi sembrano in trenta, non in quindici. Quando placcano loro avanzano, creando il vuoto. Vunipola è spaventoso, le sue avanzate creano delle voragini. Quando proviamo a farlo noi, indietreggiamo. Questione di preparazione atletica? Non lo sappiamo, ma il mismatch muscolare, soprattuto nella ripresa, è parso evidente.

Il baratro si spalanca quando Joseph completa l’hattrick, segnando altre due mete e portando il suo bottino personale a quota tre. Farrell inasprisce la pillola azzurra, segnando la quinta meta del match (su cinque), tutte di stampo inglese. Si conclude con l’impietoso 9 a 40.

Quale futuro per l’ItalRugby?

Sergio Parisse dopo la sconfitta con l'Inghilterra nel Sei Nazioni 2016.
Il disappunto di Segio Parisse, Italia, dopo la pesante sconfitta nella seconda giornata del Sei Nazioni per 40-9 contro l’Inghilterra.

Dopo una lezione del genere, quello che rimane è sicuramente l’amaro in bocca per una squadra che non migliora mai. Gli errori sono sempre i soliti, non si contano gli in avanti dei nostri giocatori, così come la mancanza di idee e lucidità quando si tratta di impostare l’azione. Servirebbe forse una preparazione atletica migliore: se prendiamo come riferimento l’Inghilterra, sono rimasti brillanti per tutti gli ottanta minuti, non manifestando mai un segnale di cedimento.

Jacques Brunel se ne potrà lavare anche le mani, probabilmente, dato che è ai saluti finali. A prescindere da quale sarà la prossima casa ovale del commissario tecnico, i problemi che affliggono la Nazionale azzurra oggi, saranno affar nostro anche dopo la sua dimissione.

Servono volti nuovi, una maggiore presenza nei settori giovanili, più impegno a livello di club. La disfatta degli azzurri in campo internazionale è solo l’eco delle pesanti sconfitte che rimediano le nostre franchigie in Pro 12, giusto per citare un esempio. Il campionato d’Eccellenza, inoltre, è ancora molto, troppo lontano dai livelli di eccellenza della Premiership o della Top 14. Questioni di budget, senza dubbio. Ma sono punti su cui la FIR dovrà interrogarsi.

Non è corretto sparare sulla Croce Rossa: i giocatori sono la parte più esposta e che ci mette la faccia, e non solo, ma le responsabilità portano giacca e cravatta. E’ bene non perderlo di vista.

Anche per quest’anno dovremmo accontentarci di “sperare” di evitare il cucchiaio di legno. Ci auguriamo di poter arrivare ad ambire a ben altri risultati, prima o poi. Se lo meritano i tifosi, ma soprattutto se lo meritano questi ragazzi. Forza Italia, sempre.